Yoga citta vrtti nirhodah

Solo un appunto, sono arrivata oggi, a Pattaya. Non sarei, credo, mai venuta se non fosse per trovare un amico, ma devo dire che sto già escogitando le prossime mosse. Ne sento parlare da troppo tempo e ho conosciuto troppe persone che sono state o che vengono da qui, prima o poi doveva capitare. Il clima è buono e il primo impatto non male. Molti turisti, molte donne sole senza alcun problema, come me. Dormo in un albergo a Naklua, a nord di Pattaya, posto per i turisti non classici, leggi quelli non interessati ai “girly bars”. Ma qui la cosa è alla luce del sole, e anche poco fa ho visto un occidentale e una locale entrare nella stanza di lui. Non dico niente di nuovo, chi si scandalizza è un perbenista che nasconde la polvere sotto il tappeto.

Sono arrivata stanca morta, il viaggio in alta stagione è una cosa tremenda. Non dormo da giovedi e oggi, qui è domenica. Non ho più l’età per i voli intercontinentali fatti in hangover. Adesso però non riesco a prendere sonno, sono le 4 di notte e in Italia sarebbero le 10 di sera. Il mare è vicino, anche se enormi grattacieli di 300 metri ne occludono la vista, cosi sento il rumore che fanno le onde, e quello che fa il vento tra le palme. Spesso uno strano uccello grida qualcosa di incomprensibile che somiglia alla risata sgraziata e felice di una ragazza troppo sbronza, e mi viene da sorridere. Un gatto smagrito passa sotto il tavolino in vimini della hall e il portiere di notte dietro guarda film cinesi. Oltre la porta spalancata su una strada asfaltata e basta, terreni incolti e tonnellate di cavi elettrici appesi.

Volando sull’India siamo passati a 70 km a sud di Rishikesh e 35 a nord di Varanasi, le due città in cui ho passato più tempo di quel viaggio. In quel momento albeggiava, e sotto di noi si vedeva solo una coperta di latte, e niente altro.

Il Gange, dove mi sono immersa alle pendici dell’Himalaya due anni fa ormai, attraversava la nostra rotta, ed io non potevo far altro che ricordarmelo, basso e limaccioso come a Benares, e cosi l’ho immaginato languire sotto di me.

La mia mente è come un cavallo selvaggio e se non la domerò, continuerà a galoppare portandomi alle soglie di un lago a nome crepacuore.

Questo viaggio è un’occasione. A parte un itinerario generico e qualche sogno, una data di rientro in Italia e alcuni agganci tra Chang Mai, Hanoi e Ko Tao, non ha nulla di chiaro, per fortuna. Difatti per questa notte dormo qui, un albergo dall’aria un po’ coloniale, ma tra pochi giorni penso di risalire verso la capitale, dove passerò del tempo in modo diametralmente opposto.

Sono una newbie del blog, se sbaglio mi corrigerete.

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